Nello scenario post-coronavirus l’industria 4.0 ha un ruolo di prim’ordine nella ripartenza del Paese. Lo afferma ai microfoni di affaritaliani.it, Enrico Pisino Ceo di Cim 4.0 e Presidente del Cluster Trasporti. L’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono fondamentali per affrontare situazioni emergenziali. Lo dimostrano le esperienze della Cina e Corea del Sud, tra i paesi più sviluppati in tal senso, che sono riusciti a tracciare e tenere sotto controllo il virus.

Lo sviluppo dell’applicazione “Immuni” ha sollevato non poche polemiche in materia di protezione dei dati personali. È la prospettiva ad essere sbagliata. La digitalizzazione – continua il Presidente – non sacrifica la privacy dei cittadini semmai contribuisce al suo benessere. Sono necessarie però regole chiare e infrastrutture in grado di collezionare dati in maniera certificata. L’emergenza in atto ha dimostrato che in Italia manca un processo di raccolta e certificazione del dato, che sia strutturato e standardizzazione garantendo alle aziende e quindi ai cittadini la raccolta e la collezione dei dati in sicurezza. Il cloud come asset e come strumento non è stato sviluppato, con la conseguenza che molti dati sforano su altri server che non sono sul nostro suolo. Ed è qui che si pone il problema della privacy, tema che non va però usato come alibi per la mancata digitalizzazione del paese. Esistono infatti soluzioni che garantiscono la privacy e permettono allo stesso tempo di avere sotto controllo le informazioni necessarie per poter gestire momenti critici come questo. L’applicazione in questione e nessuna altra può risolvere da sola il problema del tracciamento se non è supportata da dati certi, in questo caso i tamponi. E’ un tassello della soluzione, l’approccio corretto ma non la soluzione al problema complessivo.

L’emergenza Coronavirus non deve essere uno stop al processo di digitalizzazione. Siamo in un regime di safety car, la situazione non rallenterà il processo di transizione ma lo accelererà sicuramente. l’industria 4.0 non sarà più considerata una leva per migliorarsi ma per sopravvivere. Dopo l’emergenza grandi aziende e Pmi o faranno parte di un ecosistema digitale o saranno tagliate fuori. Dal mio punto di vista – continua Pisino – si passerà dal concetto di transizione al digitale all’obbligo di essere digitali nella nuova normalità.
Per trasformare la digitalizzazione dell’impresa da obiettivo a must é necessario supportare economicamente le imprese. le Pmi adesso hanno bisogno di qualcosa di più oltre alle risorse stanziate dal piano per la transizione industria 4.0, come un sostegno a fondo perduto. Un sostegno da dare solo se c’è il presupposto della tecnologia come soluzione digitale. Auspico – conclude – che le azioni, sia del governo che delle regioni vadano in questa direzione qui.