“È in atto la settima rivoluzione dei trasporti, un nuovo profondo cambiamento di paradigma della tecnologia mondiale”. Con queste parole Ennio Cascetta, presidente del Cluster Trasporti, ha aperto la tavola rotonda “Mobilità del futuro: quali opportunità per il Paese” nella cornice digitale della 5a edizione della Fiera Internazionale A&T – Automation & Testing, dedicata a Innovazione, Tecnologie e Competenze 4.0.

Blocchi geopolitici mondiali come Usa, Cina ed Europa stanno mettendo in campo grandi programmi di investimento che coinvolgono le imprese dei settori automotive, ferroviario e navale ma anche il mondo della ricerca pubblica.
A livello globale, tre grandi filoni stanno interagendo tra loro: le tecnologie dell’intelligenza artificiale, la decarbonizzazione e la trasformazione dei servizi di mobilità. Tre grandi trend che produrranno la settima rivoluzione dei trasporti.
“L’Europa gioca un ruolo importante in questa grande epoca di cambiamenti, definendo il proprio interesse anche grazie a programmi come Horizon e Next Generation EU. Molte risorse finanzieranno la quota pubblica della ricerca per la rivoluzione dei trasporti e anche l’Italia prevede spostamenti di risorse ingenti tra cui i 209 miliardi del fondo Next Generation”.

Come saranno usati questi fondi? Cascetta sostiene che è necessario capire se esiste una ‘via italiana’ alla settima rivoluzione industriale, ovvero se è possibile definire interessi generali di sistema con un canale di finanziamento che non rappresenti una semplice sommatoria.
“In passato grandi passi avanti sono stati fatti per il settore trasporti, automotive e Its. Questa visione nazionale però si è interrotta negli ultimi venti anni: oggi, attraverso il Cluster, c’è la possibilità di rappresentare qualcosa al di sopra degli interessi pur legittimi di ciascuna impresa e di ciascun gruppo di ricerca. Abbiamo individuato in questo senso una Vision più ampia, un documento che può rappresentare l’interesse italiano nel campo, ad esempio, della trazione a idrogeno, a metano o in quello della mobility as service. Viviamo un momento decisivo per il settore trasporti a livello planetario: l’insieme di questi cambiamenti è ora imprevedibile ed è importante definire una via italiana, nel solco di quella europea ma con specificità proprie per valorizzare le eccellenze del Paese in modo sistemico e non additivo”.

Nel corso della Tavola rotonda sono intervenuti alcuni grandi protagonisti del comparto trasporti: Roberto Fedeli – Centro ricerche Fiat, Pierangelo Decisi – Anfia, Valter Alessandria – vice presidente di Alstom Ferroviaria e Rossella Panero, presidente di TTS Italia.

“Oggi il nemico comune è l’inquinamento, ma non è facile scegliere una sola tecnologia: l’industria non è preparata a declinare tutto con una sola risposta. Dobbiamo cercare di mixare per poter dare riscontro alla richiesta di un paradigma diverso di mobilità – ha spiegato Decisi –. Inoltre non possiamo guardare solo alle regioni del mondo che vivono il pieno sviluppo. L’elettrico è sicuramente nel futuro di tutti i piani che guardano al futuro dei trasporti, ma l’endotermico ha ancora un suo ruolo”.

L’Italia, in ambito urbano, dispone di molti meno km di rete tram e metro rispetto a molti Paesi europei. Il trasporto pubblico è composto da una flotta di autobus mediamente di 5 anni più vecchi della media europea. Sulla base di questo quadro, Alstom sta lavorando per migliorare il trasporto urbano con il progetto “Sbottigliare le città”, individuando una serie di linee tranviarie. Sulle linee regionali invece, l’azienda sta attuando un programma di decarbonizzazione elettrificando le linee o mettendo sui binari treni a idrogeno, come nel progetto recentemente inaugurato in Lombardia con la 1^ Hydrogen Valley italiana. Anche l’alta velocità fa parte delle strategie Alstom, che punta a sostituire i treni più vecchi ed a rafforzare la rete.

Panero, presidente di Tts Italia ha focalizzato la necessità di valorizzare le eccellenze italiane nel Recovery Plan. “Viviamo un’importante fase di cambiamento e crediamo alla possibilità di rivoluzionare i trasporti grazie ai fondi del Recovery, un possibile trampolino per la smart mobility. Le proposte di TTS Italia per la digitalizzazione dei servizi di trasporto sono in linea con le strategie Ue e grazie alle nuove risorse possiamo immaginare un’applicazione concreta. Big data, mobilità elettrica, smart road e mezzi autonomi: serve un piano nazionale per armonizzare la sperimentazione delle nuove tecnologie. Il settore può essere il vero protagonista di questa rivoluzione”.
Fedeli ha puntato l’attenzione sulle megacities e sulle necessità dettate dai grandi numeri: “L’elettrico non potrà risolvere completamente il problema emissioni Co2. Le grandi sfide riguardano l’elettrificazione e la guida autonoma, ma tutto il mondo automobilistico non potrà essere completamente elettrico. I motori tradizionali diverranno ibridi, altri nasceranno completamente elettrici. Ma i motori endotermici continueranno a funzionare per un certo numero di anni. L’Italia deve puntare alla formazione e alla ricerca applicata”.

“Serve un ‘approccio ecorazionale’ – ha concluso Cascetta – che faccia riferimento alle diverse fonti di energia. Le comunità scientifiche e industriali devono contribuire a una visione più equilibrata in cui la neutralità ecologica sia sostenuta e motivata da principi razionali, piuttosto che assumere a priori che una tecnologia sia più sostenibile rispetto a un’altra. Inoltre è importante ribadire che i mercati dei mezzi e dei servizi della mobilità danno indicazioni: finanziamenti indiscriminati non sono funzionali, è invece necessaria una visione del sistema con un’integrazione più forte tra progettazione e fabbisogno del mercato”.