Il trasporto marittimo europeo sta affrontando un momento critico. Le compagnie di navigazione, i noleggiatori, gli operatori, gli armatori, gli equipaggi e il personale di terra hanno difficoltà crescenti nel proseguire le loro operazioni. Lo si evince dall’indagine svolta dall’ECSA, Associazione degli armatori della Comunità europea, per comprendere meglio l’impatto economico della pandemia COVID-19 sul settore marittimo, valutando le misure nazionali e comunitarie messe in atto per alleviare la situazione.

Perdita di fatturato e declino dell’occupazione

Ad eccezione delle petroliere, tutti gli altri segmenti nel mese di marzo hanno registrato perdite immediate significative. I segmenti più colpiti sono traghetti, crociere, vettori automobilistici e navi di servizio offshore. Il calo del fatturatoha raggiunto un livello superiore al 60%, ad eccezione del settore delle navi cisterna.

L’impiego della gente di mare e del personale di terra segue schemi molto simili con una forte diminuzione della gente di mare nei segmenti più colpiti e meno per il personale di terra. Mentre per il personale di terra le aziende possono fare riferimento a misure nazionali, per quanto riguarda i marittimi i regimi nazionali si applicano solo ai cittadini, tralasciando altre nazionalità.

 Uno dei risultati meno rassicuranti emersi dal rapporto è la mancanza di misure nazionali, regionali o locali messe in atto per fronteggiare i problemi di liquidità o di misure non applicabili al settore marittimo. Nel caso di misure esistenti – sottolinea l’ECSA – gli oneri amministrativi e i costi superano i benefici.

Prospettive per lo shipping europeo nel 2020

L’industria marittima europea non prevede un pieno ritorno al livello pre-crisi delle attività nel corso del 2020.

Le aziende del settore chiedono interventi urgenti per mantenere i livelli occupazionali, seguite da misure a sostegno della liquidità. Punto cruciale per mantenere l’attività è anche risolvere i problemi legati alle autorizzazioni e i certificati di navigazione.

A risentire saranno soprattutto gli investimenti che saranno rimodulati o annullati. La mancanza di investimenti impatta soprattutto sugli obiettivi di riduzione delle emissioni atmosferiche: solo il 26% degli intervistati ritiene infatti di poter procedere come previsto, il 30% procederebbe in misura minore, mentre il 44% non è più in grado di effettuare tali investimenti. Una grave battuta d’arresto per l’industria marittima che, pienamente allineata con gli obiettivi dell’IMO di riduzione di CO2 nel 2050, finora ha dato pieno supporto alla Commissione europea per l’ambizioso progetto dell’UE di essere il primo continente al mondo a emissioni zero.