Mobilità su rotaia, sia per le persone sia per le merci. Abbiamo intervistato l’Ing. Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano, sui risultati raggiunti fino a oggi e sul futuro del settore che si prospetta sempre di più all’insegna dell’interoperabilità tra paesi membri dell’Unione Europea.

Efficienza energetica e sostenibilità ambientale: cosa si sta facendo in ambito ferroviario?

L’innovazione nel settore ferroviario è diretta espressione delle maggiori prestazioni raggiunte nel comparto. In termini di obiettivi questo significa non soltanto maggiore velocità ma anche maggiore regolarità, aumento della capacità e aumento dell’affidabilità dell’infrastruttura e del veicolo. Il settore ferroviario impegna investimenti di grandi dimensioni, oltre che suolo pubblico, diventa molto importante quindi sfruttare al massimo le capacità delle infrastrutture. Un’altro tema è l’efficienza energetica che significa andare su materiali nuovi e sempre più leggeri, non soltanto materiali metallici per i carrelli e le casse, ma anche per quanto riguarda la parte elettrica, quindi nuovi convertitori e nuovi motori. Ci sono progetti di infrastrutture che valorizzano aspetti di recupero energetico. Startup che lavorano su traversine che recuperano energia elettrica al passaggio del treno. L’energia non è necessaria solo per il trasporto, ma anche per evitare cablaggi ingombranti e quindi il costo maggiore dell’infrastruttura del veicolo.

Per tutti questi processi di sviluppo quanto è importante il sostegno dei programmi di ricerca europei?

Il trasporto ferroviario è per sua natura interoperabile. Viaggia all’interno delle nazioni, al di là dei confini e delle frontiere. E’ impossibile non ragionare a livello europeo. La normativa Comunitaria necessita, attraverso la creazione di tavoli di lavoro, di programmi europei di ricerca per fare in modo che questo tipo di trasporto diventi veramente una realtà connessa a livello sovranazionale.

Cluster Trasporti è uno dei pochi esempi italiani d’interazione fra mondo accademico e mondo industriale. Che importanza ha questo dialogo? Qual è la direzione intrapresa per alimentare una collaborazione sempre più stretta tra le due realtà?

Il Cluster Trasporti è una delle poche realtà che lega non soltanto il mondo accademico con il mondo industriale, ma anche diverse modalità di trasporto. Questo è un valore aggiunto, perché ci si confronta tra soggetti che prima lavoravano in maniera separata. Alcuni dei temi citati (materiali, efficientamento energetico, normativa) vanno al di là del singolo mezzo di trasporto. Quindi ci possono essere realmente dei trasferimenti tecnologici da un settore all’altro. Avere a fianco, in questo contesto, il mondo accademico e il mondo industriale è fondamentale. Oggi l’università può dare quelle soluzioni che in qualche maniera possono delineare le visioni di un domani non così lontano. Il mondo dell’industria può essere un supporto immediato per la prototipazione e la fase di sperimentazione che è necessaria per chi si occupa di trasporti. È fondamentale la predisposizione di un’industria aperta a queste verifiche sperimentali immediate.

Per quanto riguarda l’attività del Politecnico di Milano, che livello ha raggiunto la nuova generazione di treni ad alta velocità?

Il Politecnico di Milano ormai 15 anni fa ha costituito il Joint Research Center, un centro di ricerca congiunto che vede coinvolti Trenitalia, RFI, ABB, Hitachi Rail e tante altre aziende. Riteniamo che avere un tavolo che programmi la ricerca nel settore ferroviario sia assolutamente fondamentale per chi fa innovazione. Qualche anno fa abbiamo capito, studiato e valorizzato quali erano le specifiche per un treno ad alta velocità; da quel tavolo sono state espresse le specifiche che poi hanno portato alla nascita del Freccia Rossa 1000. Oggi, ad esempio, questo stesso tavolo sta sviluppando dei progetti di efficienza energetica per sistemi di guida (supporto alla marcia), diagnostica e monitoraggio innovativi per l’infrastruttura del treno e dispositivi per aumentare la tracciabilità delle merci. È un tavolo che ogni anno concepisce e sviluppa progetti per nuove generazioni di veicoli e infrastrutture.

In italia c’è un grande dibattito sull’utilizzo delle linee ad alta velocità per il trasporto merci. Quali sono le innovazioni in esame?

Sicuramente un veicolo merci più “tracciato”. Che abbia chiara identificazione non solo del materiale rotabile ma anche delle merci trasportate. In questo senso l’internet of things aiuta a tracciare quello che è il percorso e il materiale rotabile. Avere una maggiore innovazione permetterebbe di avere merci meno “aggressive” sulle infrastrutture. Sicuramente si può pensare a un treno merci a composizione bloccata o a composizione più flessibile (modulare). Si deve fare anche moltissimo perché oggi il trasporto merci su ferro non è ancora competitivo. Questa direi che è la sfida per il futuro del settore.

Treni e design industriale, come interagiscono i diversi settori?

Il design ormai è parte integrante di tutta la nostra vita. Non ci accontentiamo più di prestazioni, vogliamo anche che i veicoli su cui viaggiamo siano anche ergonomici e che diano comfort a tutto tondo, dalla connettività alla silenziosità. Oggi il dibattito si sta spostando da: “quali sono i mezzi del trasporto” a “qual’è l’obiettivo del trasporto”. Si sono superate quelle che sono le diversità dei singoli settori. Chi interpreterà al meglio questo nuovo paradigma riuscirà a conquistarsi lo spazio necessario, anche a livello economico. Oggi si parla spesso di marcia autonoma dei veicoli. Questo significa che il veicolo sarà guidato da una sorta di via virtuale (con boe, tracciati ecc.). Chi opera nel settore ferroviario è già abituato ad avere un mezzo guidato da boe a terra, per cui chissà che un domani vedremo il primo veicolo a guida autonoma come una sinergia tra operatori che tipicamente lavorano nel mondo dell’automotive con operatori che lavorano nel mondo del ferroviario per i sistemi di controllo marcia veicolo. Per cui avere un’unica realtà come il Cluster che interagisce è probabilmente il modo migliore per fare in modo che il nostro Paese sia competitivo nelle innovazioni.