A metà febbraio, con la prevista approvazione da parte del Parlamento europeo del regolamento collegato al Next Generation EU, si aprirà la finestra per la consegna da parte di ciascun Paese delle versioni definitive dei vari Piani. Per formalizzare la consegna c’è tempo fino ad aprile 2021.

I principi chiave individuati da Bruxelles per la stesura dei Recovery Plan richiedono coerenza tra riforme e investimenti e con gli obiettivi generali dell’UE. Il rispetto di questo orientamento garantisce un’approvazione più rapida per i Piani nazionali di ripresa e resilienza.

Attualmente, sono 18 i Paesi che hanno consegnato a Bruxelles le prime bozze di Recovery Plan, tra cui anche l’Italia, mentre gli altri 9 hanno per ora solo condiviso alcuni elementi. Dopo una prima analisi sommaria, i Piani saranno valutati dalla Commissione europea in base a fattori specifici, come la loro coerenza con gli obiettivi generali e l’efficienza delle misure, cioè se queste avranno un impatto duraturo e se i costi sono ragionevoli e plausibili.

Ma anche l’equilibrio tra riforme e investimenti gioca un ruolo importante poiché l’Esecutivo europeo ha più volte insistito su questa coerenza. Bruxelles sta invitando gli Stati ad accelerare il lavoro preparatorio, nella consapevolezza che piani preparati bene avranno un processo di approvazione più rapido.

Secondo le linee guida aggiornate, il Piano si deve basare su sei pilastri, che comprendono oltre alla transizione verde e digitale anche una crescita inclusiva, con riferimento esplicito alla parità di genere, alle politiche per le future generazioni e al tema sociale. Sono stati inseriti anche investimenti per favorire l’autonomia strategica nel digitale e i progetti transfrontalieri.

Una novità nel documento riguarda l’ulteriore specificazione della necessità di misurare in modo puntuale quanto ciascuna delle singole misure proposte contribuisca ai due grandi obiettivi del Next Generation EU, ovvero la digitalizzazione e la rivoluzione green. Un apposito allegato specifica la metodologia da usare per associare un coefficiente a ciascuna misura di investimento o di riforma, in modo che gli Stati membri non possano prevedere obiettivi generici oppure dare un’apparente facciata verde o digitale ad interventi che non si inseriscono in questi filoni.

Intanto un parere pubblicato a settembre dalla Corte dei conti europea, si sottolinea l’importanza dei Piani nazionali per la ripresa e la resilienza al fine di assicurare che le risorse dell’UE siano dirette al conseguimento degli obiettivi generali comunitari in materia di coesione, sostenibilità e digitalizzazione e siano ben coordinate con altre forme di sostegno fornite a livello nazionale.

La logica di spesa mira a fornire sostegno ad ampi programmi di riforma e di investimento sulla base dei progressi conseguiti rispetto ai target intermedi, invece di rimborsare le spese sostenute per specifici programmi e progetti, come avviene nel caso dei fondi strutturali dell’UE.

Secondo la Corte, il collegamento tra il dispositivo e gli obiettivi europei – come la convergenza economica, il Green Deal e la trasformazione digitale – potrebbe essere rafforzato introducendo, ad esempio, indicatori comuni obbligatori, stabilendo così un nesso diretto tra i target intermedi e finali dei singoli piani per la ripresa e la resilienza e i relativi obiettivi.