Pubblicato il 17 Febbraio 2026
L’industria europea segue con molta attenzione il percorso verso l’arrivo dell’Industrial Accelerator Act (IAA), un regolamento che si preannuncia come decisivo per delineare il futuro del comparto automotive. In un periodo di profondi cambiamenti, questo provvedimento rappresenta lo strumento principale per rilanciare e proteggere una filiera essenziale per l’economia europea, cercando un punto di incontro tra la tutela dell’ambiente e la capacità di competere sui mercati mondiali.
La misura, che si inserisce nel più ampio programma del Clean Industrial Deal, volto a sostenere la competitività e la decarbonizzazione dell’industria europee, punta a dare una spinta ai finanziamenti e snellire l’iter delle procedure amministrative per i piani di transizione ecologica.
La normativa si rivolge, in particolare, a tutti quei settori/industrie ad alta intensità energetica, e dunque fondamentali nel processo di transizione, incluso il settore dell’automotive. Sotto la guida del vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné, la sua pubblicazione è prevista per il 25 febbraio 2026.
Il futuro regolamento nasce per dare una spinta concreta alla produzione manifatturiera, prendendo spunto dalle riflessioni contenute nel Rapporto Draghi su temi come energia e burocrazia.
La misura, in particolare, punta a ridurre i costi energetici e a snellire le procedure amministrative, fattori che oggi limitano lo sviluppo dei trasporti e della mobilità nel continente rispetto alla concorrenza internazionale. Attraverso una semplificazione delle norme, l’Europa vuole infatti agevolare gli investimenti nei progetti di decarbonizzazione, assicurando che il passaggio a tecnologie pulite non indebolisca la posizione commerciale delle proprie industrie.
Il settore dei trasporti sta vivendo una fase delicata a causa dei costi di produzione elevati e delle strategie di sussidi messe in atto da altri Paesi. Esiste infatti il timore concreto che, nei prossimi cinque anni, secondo le previsioni di ANFIA, oltre il 20% dei componenti prodotti in Europa possa essere sostituitoda forniture provenienti da mercati extra-UE. Una tendenza di questo tipo metterebbe a rischio circa 500.000 posti di lavoro, con un impatto pesante sulla capacità di produrre mezzi per il trasporto passeggeri e per le attività industriali.
Un punto chiave del provvedimento è considerato necessario per sostenere le aziende del territorio: si tratta dell’inserimento di norme specifiche sul “contenuto locale” per l’accesso a incentivi e appalti. Poiché circa l’80% del valore economico di un veicolo è legato ai suoi componenti, sottolinea ANFIA, garantire che una parte significativa della produzione resti in Europa è fondamentale per mantenere la sovranità industriale e le competenze tecnologiche, riducendo la dipendenza dalle forniture estere.
Un altro elemento rilevante riguarda l’introduzione della “Low Carbon Label”, un’etichetta che aiuterà i consumatori a riconoscere i prodotti realizzati con minori emissioni, partendo da settori come l’acciaio e il cemento.
Il regolamento mira inoltre a premiare, all’interno delle gare pubbliche, quelle aziende che utilizzano processi produttivi a zero emissioni.
In attesa che il Parlamento Ue completi il lavoro sul pacchetto automotive – al momento della pubblicazione di questo articolo sono stati definiti gli incarichi per l’attuazione del piano -, il settore guarda a queste nuove norme come all’opportunità definitiva per trasformare la sfida ecologica in un motore di crescita per l’intera industria.