Pubblicato il 14 Luglio 2026
I diesel Euro 5 potranno continuare a circolare regolarmente sulle strade piemontesi grazie a una profonda revisione del piano regionale per la qualità dell’aria; riforma che ha permesso di annullare il blocco precedentemente previsto per ottobre di quest’anno. L’iniziativa consente, infatti, di evitare il fermo di oltre 300 mila mezzi tra Torino e Novara, introducendo un pacchetto di provvedimenti alternativi che bilanciano le necessità di spostamento dei cittadini con i limiti ambientali imposti dalle direttive europee.
La situazione piemontese è condizionata da una morfologia del territorio complessa, che rende difficile il ricambio dell’aria a causa della barriera naturale formata dalle Alpi e dagli Appennini. Questa condizione trasforma la Pianura Padana in un’area dove, pur emettendo meno inquinanti rispetto ad altre metropoli europee, la qualità dell’atmosfera fatica a migliorare.
In questo contesto, il Piemonte si è mosso con un approccio inedito, diventando di fatto la prima Regione del bacino padano a identificare misure compensative capaci di evitare i divieti di circolazione delle auto. Più nel dettaglio, l’iniziativa non punta a ottenere sconti sui parametri ambientali, ma modifica le modalità per raggiungerli, proteggendo così la filiera produttiva e le famiglie che non hanno la possibilità di sostituire il proprio veicolo.
Per garantire lo stesso abbattimento delle emissioni che sarebbe derivato dallo stop delle auto, la Regione ha puntato su un raggio d’azione più ampio. Gli interventi spaziano dall’ammodernamento dei sistemi di riscaldamento domestico, con incentivi per nuove stufe e caldaie, all’efficientamento energetico degli edifici tramite cappotti termici.
Un peso rilevante è stato dato al trasporto pubblico, con un investimento di 40 milioni di euro per garantire la gratuità dei mezzi a 70 mila universitari, incentivando così l’abbandono del mezzo privato. Il piano include inoltre l’uso dell’intelligenza artificiale per regolare i flussi del traffico, la promozione dei biocarburanti e persino il coinvolgimento del settore agricolo con colture specifiche in grado di assorbire l’ammoniaca e i gas presenti nell’atmosfera.
Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha spiegato che il cambiamento di rotta è stato reso possibile da una nuova impostazione normativa che ha ampliato le opzioni a disposizione. Come spiegato da Cirio in una recente intervista ai microfoni di Smart Car (qui il link alla puntata) – la trasmissione di Radio 24 interamente dedicata al mondo dei motori, della mobilità e dei trasporti -, la nuova linea d’azione è nata, infatti, da una vera e propria rottura con gli schemi del passato.
Precedentemente, l’unica opzione prevista per migliorare la qualità dell’aria consisteva nel fermare il traffico, un’impostazione che il presidente regionale descrive come un “menù che aveva una sola portata”. Grazie, però, alla revisione, la Regione ha potuto diversificare gli interventi, includendo in quel menù altri fattori inquinanti; diversi dai motori, ma altrettanto impattanti.
A sostegno di questa tesi, Cirio ha richiamato l’attenzione sui dati raccolti durante l’anno del Covid: “nel 2020, con le auto quasi totalmente ferme per il lockdown, i parametri dell’aria sono rimasti pressoché invariati rispetto ai periodi di normale circolazione.” Questo dato ha certificato scientificamente che il riscaldamento degli edifici e le vecchie caldaie rappresentano una fetta enorme del problema ambientale. Pertanto, investire “sull’efficienza energetica degli immobili e sul trasporto pubblico gratuito, che in Piemonte permette a 70 mila universitari di viaggiare senza costi, permette di centrare gli obiettivi di Bruxelles senza ricorrere a divieti forzati.”
Il cuore dell’intervento resta, dunque, la salvaguardia del tessuto sociale. In merito, Cirio ha ricordato che gli oltre 300 mila mezzi coinvolti in Piemonte fanno parte di un bacino più ampio di circa 3 milioni di persone in tutta la Pianura Padana. La sua riflessione si chiude con una nota di forte pragmatismo: chi non ha rinnovato il proprio parco auto dopo dieci o quindici anni lo ha fatto per impossibilità economica, non per mancanza di sensibilità ecologica. Di conseguenza, aver individuato soluzioni alternative significa “impedire che qualcuno non possa più usare la propria auto” e garantire un approccio concreto che tenga insieme la “tutela della salute, la sostenibilità ambientale e lo sviluppo del territorio”.