Pubblicato il 23 Settembre 2026
Presentarsi con una posizione unitaria nei confronti del Governo italiano e delle istituzioni europee, superando le frammentazioni locali per generare nuove economie di scala. È con questa precisa finalità che Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto hanno sancito la nascita del distretto manifatturiero unico del Nord, una struttura di coordinamento concepita per orientare le linee guida dello sviluppo economico e produttivo. Una finalità che fa particolare riferimento al settore dei trasporti e dell’automotive, dato che il territorio delle cinque regioni realizza da solo oltre il 75% dell’intero valore nazionale della componentistica per veicoli. Proteggere e valorizzare questo patrimonio industriale costituisce, quindi, uno dei primi banchi di prova per la neonata Cabina di Regia.
Questo tema si trova già al centro dell’agenda della nuova intesa, che, di recente, ha fatto sentire la propria voce a Roma e a Bruxelles intervenendo direttamente sul dibattito della bozza di regolamento europeo noto come Industrial Accelerator Act. Con l’invio di un position paper al Governo italiano, alla Conferenza Stato-Regioni e agli europarlamentari eletti nei territori interessati, le Regioni chiedono un percorso più graduale, al fine di adeguare la transizione delle filiere industriali all’effettiva disponibilità di mercato delle tecnologie e alla complessa sostenibilità della filiera dell’automotive e della componentistica.
Entrando più nel dettaglio, nel documento l’alleanza sollecita il coinvolgimento diretto dei territori nello sviluppo delle aree industriali e una forte semplificazione amministrativa con tempi autorizzativi certi e strumenti digitali interoperabili. Il testo richiede, in particolare, norme commisurate alle reali disponibilità tecnologiche di mercato, una condizione che riguarda anche i settori industriali di fondamentale importanza per il Distretto Manifatturiero del Nord, come l’automotive e la componentistica. Altre richieste riguardano clausole di deroga in caso di costi sproporzionati, il rispetto del principio di sussidiarietà e una revisione della disciplina sugli aiuti di Stato per favorire gli investimenti.
L’alleanza si è formalizzata in seguito al confronto tenutosi a Milano alla fine di giugno tra gli assessori allo Sviluppo economico, sfociato poi nell’annuncio ufficiale del 3 settembre a Torino. Più nel dettaglio, l’iniziativa si basa su una mappatura condivisa delle filiere, dei poli tecnologici e dei centri di ricerca. L’intento condiviso risiede nel trasformare questa forza produttiva in un’effettiva capacità di proposta sulle decisioni legislative riguardanti l’energia, gli investimenti e le politiche industriali. Il prossimo incontro avrà sede a Milano il 23 ottobre durante il World Manufacturing Forum, con lo sguardo rivolto al Decreto Imprese preannunciato per l’autunno.
L’agenda di lavoro del gruppo individua una serie di interventi per sostenere la crescita delle imprese, a partire dal potenziamento delle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), delle aree di accelerazione digitale e delle Reti innovative regionali. Un capitolo centrale riguarda la liquidità aziendale e l’accesso ai finanziamenti, tematiche rilevanti in una fase segnata dalla necessità di supportare le piccole e medie imprese nel pieno della transizione industriale. Sul fronte tecnologico, invece, l’impegno si concentrerà sul trasferimento dei risultati della ricerca nei processi di produzione, favorendo il collegamento tra università, centri specializzati e realtà manifatturiere. Al contempo, le regioni punteranno ad avviare un confronto a Bruxelles per revisionare la disciplina sugli aiuti di Stato e sui parametri de minimis, adeguando il quadro normativo europeo alle reali esigenze delle imprese nazionali.