Pubblicato il 13 Ottobre 2026

Ogni giorno milioni di spostamenti di persone e merci lasciano una traccia digitale lungo le strade, le stazioni e i nodi logistici del Paese; eppure, chi gestisce la mobilità pubblica finisce spesso per prendere decisioni senza il supporto di dati strutturati. Questa frattura tra l’enorme quantità di rilevazioni prodotte e la difficoltà concreta di utilizzarle per gestire infrastrutture e trasporti sul piano nazionale rappresenta il punto di partenza del manifesto “Connettere i dati e la mobilità” per una strategia nazionale. Promossa dalla società GO-Mobility sotto la direzione scientifica del professor Ennio Cascetta, ex presidente del Cluster Trasporti, l’iniziativa intende trasformare questo patrimonio in un’infrastruttura di conoscenza ordinata e condivisa. Il progetto punta infatti a individuare regole e strumenti operativi capaci di far dialogare le banche dati e i cataloghi che amministrazioni e aziende possiedono già. Il percorso tracciato dal manifesto coinil Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le Regioni, le autorità di regolazione e gli enti locali, con l’obiettivo di trasformare questi impegni in un piano d’azione concreto, con tempi certi e coperture finanziarie dedicate, al fine di garantire una regia condivisa che renda i servizi di trasporto più efficienti, puntuali e rispondenti alle odierne esigenze della collettività.

I costi dell’opacità e la frammentazione del patrimonio informativo

Come specifica il manifesto, la mancanza di comunicazione tra i diversi archivi digitali genera spesso conseguenze economiche e gestionali pesanti, a volte trascurate nel settore dei trasporti. Quando, ad esempio, un ente locale o un’autorità di regolazione deve pianificare un tragitto o valutare la sicurezza di una strada, si trova di frequente a commissionare nuove rilevazioni sul campo, spendendo risorse per raccogliere informazioni che altri soggetti hanno già salvato nei propri sistemi. A questo spreco di tempo e fondi pubblici si affiancano le opportunità perse dalle imprese tecnologiche, gli ostacoli nello sviluppo di servizi innovativi e, spesso, anche la scarsa trasparenza verso i cittadini sulla qualità delle prestazioni erogate. Il ritardo nella gestione informativa appare ancora evidente in diversi settori, dove la pubblicazione e l’aggiornamento dei dati storici procedono a rilento, persino rispetto alle modalità di diffusione del passato.

Una struttura a sei pilastri per unire i sistemi esistenti

Per uscire da questo stallo, la proposta fissa sei impegni specifici orientati a rendere le informazioni rintracciabili, comprensibili e riutilizzabili da chi ne ha bisogno. La prima mossa consiste nel connettere i portali istituzionali esistenti, come la Piattaforma Digitale Nazionale Dati, l’Archivio delle opere pubbliche e i canali di accesso territoriali, evitando qualsiasi apertura indiscriminata di archivi riservati. Attraverso definizioni condivise e registri di riferimento, le fonti possono essere confrontate in modo corretto, assicurando che le serie storiche vengano conservate per analizzare l’evoluzione della mobilità negli anni. Il piano prevede anche di stabilire modelli di accordo per regolare il passaggio dei contenuti tra enti e privati, sostenendo al contempo la formazione tecnica del personale delle amministrazioni pubbliche.

Casi pratici sul territorio e riferimenti normativi

L’utilità di questa regia collettiva si misura sulla soluzione di problemi concreti di pianificazione e gestione nella mobilità e nei trasporti. Incrociare i dati sulla sinistrosità con le rilevazioni dei flussi di traffico e la struttura della rete stradale, ad esempio, permette di individuare i punti a maggior rischio e orientare i cantieri di messa in sicurezza. In modo analogo, confrontare gli orari teorici del trasporto pubblico locale con le corse effettivamente svolte dai mezzi aiuta a migliorare la regolarità delle linee TPL e a fornire indicatori chiari ai Comuni impegnati nei Piani urbani della mobilità sostenibile. Un’impostazione di questo tipo si collega alle esperienze di altri Paesi europei, nei quali interventi legislativi dedicati hanno garantito stabilità al governo delle informazioni, offrendo un modello per l’eventuale introduzione di una norma quadro nazionale sul tema.

Il mercato digitale federato e la sfida dell’attuazione

Uno dei punti più rilevanti della proposta riguarda, in particolare, la creazione di un mercato digitale federato della mobilità. Questo strumento consentirà agli utenti di cercare le fonti di interesse, verificare se rispondono alla domanda di analisi e conoscere le condizioni per ottenerle, mantenendo i dati sui server di chi li gestisce abitualmente. Il manifesto chiama all’azione il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, le Regioni, le autorità regolatorie e gli enti locali per tradurre gli impegni in un piano operativo chiaro, scandito da tempistiche certe e risorse finanziarie dedicate. Il messaggio è chiaro: è necessario superare la logica delle iniziative isolate affinché le tracce digitali generate quotidianamente diventino una risorsa ordinaria veramente efficace per il Paese.

Per maggiori informazioni si consiglia la lettura integrale del manifesto.

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