Pubblicato il 26 Ottobre 2026
L’intesa raggiunta a Bruxelles tra i tre principali gruppi della maggioranza al Parlamento europeo segna una nuova svolta decisiva per gli sviluppi futuri dell’automotive. Questo importante compromesso nasce direttamente sulla scia dell’intesa bilaterale siglata a metà ottobre 2026 tra i governi di Francia e Germania. Sin dall’impostazione introduttiva, il nuovo impianto europeo recepisce il principio della neutralità tecnologica, integrando quell’apertura ai biocarburanti e alle trazioni pulite da tempo sostenuta e promossa dall’Italia e dal Cluster Nazionale Trasporti per garantire una transizione pragmatica della mobilità. Il rinvio degli obiettivi UE per il 2035 appare, quindi, sempre più probabile, ma il reale impatto delle concessioni alla filiera dipenderà dai prossimi negoziati. Il primo snodo è fissato per fine novembre, quando il Parlamento europeo voterà la propria posizione ufficiale.
Entrando più nel dettaglio, il compromesso tra il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e i Liberali di Renew Europe, scardina il vincolo del 100% elettrico e il divieto assoluto per i motori a combustione dal 2035. Per le autovetture, nello specifico, il testo prevede entro il 2035 un taglio effettivo delle emissioni allo scarico dell’87,5% rispetto ai livelli del 2021. Il restante 12,5% viene gestito tramite strumenti di flessibilità, nello specifico: un 7,5% attraverso crediti legati all’impiego di acciaio verde prodotto in Europa e un 5% senza ulteriori obblighi di compensazione.
Un passaggio importante è rappresentato dall’introduzione, dal 2030, della categoria VEEF (Vehicles running Exclusively on Eligible Fuels), che equipara i veicoli alimentati con carburanti rinnovabili (conformi alla direttiva RED) ai mezzi a zero emissioni.
Questo nuovo assetto normativo trova spinta nel precedente compromesso industriale siglato dall’asse franco-tedesco, siglato per ridefinire la decarbonizzazione del settore e difendere la competitività del Made in Europe. L’intesa bilaterale si basa su un preciso bilanciamento di interessi tra le due nazioni: da un lato, la Germania ha ottenuto la flessibilità necessaria per consentire ai propri costruttori di mantenere i propulsori a combustione anche oltre il 2035, a patto che vengano alimentati con carburanti neutri dal punto di vista climatico; dall’altro, la Francia ha ottenuto l’applicazione del principio di preferenza europea negli appalti e nell’erogazione di incentivi pubblici per proteggere l’industria dell’Unione dalla concorrenza extra-UE. In linea con le raccomandazioni del Rapporto Draghi e nell’ambito dell’Industrial Accelerator Act, inoltre, l’intesa franco-tedesca propone di estendere la definizione di produzione europea al Regno Unito e allo Spazio Economico Europeo, fissando la revisione del target 2035 a un taglio del 90% delle emissioni senza obblighi di compensazione per il restante 10% e riservando i sussidi pubblici ai soli veicoli fabbricati nel continente.
Per consentire la formale modifica dei regolamenti europei, il percorso legislativo entra ora nella sua fase decisiva con l’esame del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE. Il primo appuntamento chiave è fissato per il mese di novembre, dove gli eurodeputati voteranno sulla revisione dei parametri emissivi per autovetture e veicoli commerciali leggeri, in vista dell’approvazione finale in plenaria programmata entro dicembre. Il testo finale della legge sarà l’esito del successivo confronto con gli Stati membri in seno al Consiglio.