Pubblicato il 23 Ottobre 2026
Francia e Germania hanno siglato nuovo accordo per ridefinire la transizione dell’automotive nell’Unione europea. L’intesa mira a proteggere la produzione industriale, aumentare la flessibilità normativa e rendere la decarbonizzazione più pragmatica. Guardando alle richieste avanzate, al centro dell’accordo riecheggia il principio della neutralità tecnologica, una linea fortemente condivisa anche dall’Italia e dal Cluster Nazionale Trasporti, che valorizza l’inclusione dei biocarburanti e delle altre trazioni pulite nei trasporti e nella mobilità del futuro. La dichiarazione d’intenti tra i due Paesi mira, nello specifico, a rivedere la scadenza del 2035 per le auto nuove fissando un taglio del 90% delle emissioni, senza obblighi di compensazione per il restante 10%, e a riservare i sussidi pubblici alle sole vetture prodotte in Europa (UE, Regno Unito e Paesi dello Spazio Economico Europeo). Esaminiamo nel dettaglio i punti principali dell’accordo che, per poter modificare gli attuali regolamenti europei, dovrà ricevere l’approvazione formale del Parlamento europeo e del Consiglio dell’UE.
La nuova intesa riposa su uno scambio calibrato tra le due potenze industriali del continente. Da una parte, Berlino garantisce ai propri costruttori maggiori margini operativi nella riduzione dei gas serra, assicurando la possibilità di immatricolare anche dopo il 2035 veicoli con propulsore a combustione interna, a patto che siano alimentati con carburanti neutri dal punto di vista climatico. Dall’altra parte, Parigi ottiene l’introduzione del principio della preferenza europea negli appalti e nei criteri di sostegno pubblico, con l’obiettivo di difendere il tessuto produttivo comunitario dalla pressione dei concorrenti extra-UE. Come accennato sopra, il testo recepisce la posizione sostenuta dall’Italia a favore dell’apertura ai biocarburanti, estendendo al contempo incentivi e premialità all’impiego di materiali a basso impatto ambientale come l’acciaio verde e l’alluminio a basse emissioni di CO2.
L’accordo si allinea alle raccomandazioni del Rapporto Draghi, mirate a rilanciare la competitività industriale europea e a fronteggiare la pressione competitiva asiatica. In quest’ottica, nel quadro delle misure previste dall’Industrial Accelerator Act, la perimetrazione del concetto di produzione europea (il “Made in Europe”) viene infatti esteso ai Paesi dello Spazio Economico Europeo e al Regno Unito.
Il percorso di approvazione entra ora nella sua fase decisiva con il passaggio al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione. Il primo appuntamento chiave è fissato per il 23 novembre a Strasburgo, dove gli eurodeputati voteranno sulla revisione dei parametri emissivi per autovetture e veicoli commerciali leggeri. Tuttavia, affinché l’intesa produca effetti immediati ed eviti rallentamenti, le istituzioni europee dovranno procedere a un allineamento coordinato della direttiva sulle energie rinnovabili RED e del regolamento AFIR sulle infrastrutture per i combustibili alternativi. In questo quadro, inoltre, pari dignità a tutte le soluzioni ecologiche e velocizzare i tempi di attuazione consentirà inoltre di offrire certezze alle imprese, preservando la capacità manifatturiera e l’occupazione in tutta Europa.
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