Pubblicato il 26 Gennaio 2026

A Roma si è svolto il Forum imprenditoriale Italia-Germania, un incontro di alto profilo che ha visto la partecipazione dei vertici istituzionali e dei principali attori industriali dei due Paesi. Durante l’incontro, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha delineato le priorità per il rilancio economico del continente, ponendo l’accento sulla necessità di una collaborazione strutturale tra Roma e Berlino per orientare le prossime riforme dell’Unione Europea, con particolari riferimenti anche per quanto riguarda l’industria automotive.

Un’intesa strategica per il futuro dell’industria

L’intervento del ministro ha toccato diversi ambiti significativi per la sovranità economica europea, spaziando dalla gestione delle risorse minerarie fondamentali alla cooperazione nel settore aerospaziale. Urso ha confermato la sottoscrizione di nuovi protocolli d’intesa finalizzati a sostenere la nascita di grandi gruppi industriali europei e a garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche.

Tuttavia, il fulcro del suo ragionamento si è concentrato sulla trasformazione del comparto manifatturiero, identificando nel 2026 l’anno decisivo per attuare un profondo rinnovamento delle politiche industriali comuni, in linea con le istanze emerse dai più recenti consessi internazionali.

La questione automobilistica e il pluralismo tecnologico

Entrando nel vivo della questione automobilistica, il ministro ha espresso una posizione netta riguardo alle attuali politiche comunitarie. Con specifico riferimento alle recenti modifiche al pacchetto automotive da parte della Commissione Europea, Urso ritiene che le misure finora introdotte rappresentino soltanto un timido esordio, del tutto insufficiente a garantire la tenuta del settore.

La richiesta principale rivolta a Bruxelles riguarda l’adozione di un approccio che non punti su un’unica soluzione, ma che abbracci la neutralità tecnologica. Secondo questa visione, il processo verso l’abbattimento delle emissioni inquinanti deve restare aperto a diverse innovazioni tecniche, permettendo alle imprese di sfruttare appieno le proprie competenze ingegneristiche senza preclusioni ideologiche.

Autonomia produttiva e tutele contro la rivalità sleale

Un altro pilastro del discorso ha riguardato la necessità per l’Europa di rendersi indipendente nella fabbricazione di componenti chiave, con un riferimento esplicito alle batterie per i veicoli elettrici.

Per Urso, infatti, non è più rimandabile il raggiungimento di una capacità produttiva autonoma che sottragga il mercato interno ai condizionamenti esterni. Parallelamente a questo sforzo costruttivo, il ministro ha invocato l’attivazione di sussidi coordinati a livello europeo, indispensabili per finanziare la ricerca e proteggere il tessuto industriale dalla pressione di competitor internazionali che operano al di fuori delle regole del libero mercato.

L’obiettivo è creare uno scudo collettivo che permetta alla filiera dell’automotive italo-tedesca di competere ad armi pari nello scenario globale.

Sostenibilità energetica e competitività delle imprese

La riflessione si è poi allargata ai costi operativi che gravano sulle aziende del comparto, specialmente quelle più legate ai consumi energetici intensivi. In merito, Urso ha sottolineato come la decarbonizzazione dell’auto debba procedere di pari passo con una revisione delle normative sui costi delle emissioni e sui meccanismi di adeguamento del carbonio alle frontiere.

Senza una correzione di questi parametri, il rischio concreto è che l’industria automobilistica europea perda terreno a causa di costi energetici non sostenibili, compromettendo la capacità di esportazione verso i mercati extra-UE. La strategia proposta mira, dunque, a coniugare gli obiettivi ambientali con la salvaguardia della solidità economica delle filiere produttive.