Pubblicato il 12 Gennaio 2026
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha convocato per il 30 gennaio un nuovo tavolo istituzionale dedicato al comparto automobilistico. L’appuntamento, che si terrà presso la sede del Mimit, nasce dall’esigenza di definire insieme alle Regioni produttive, alle associazioni industriali e alle sigle sindacali la posizione che l’Italia intende sostenere nel processo di aggiornamento delle norme europee di decarbonizzazione.
Al centro del confronto non ci saranno solo visioni programmatiche, ma anche un’analisi tecnica delle recenti proposte avanzate dalla Commissione europea, con un’attenzione prioritaria rivolta alla gestione delle flotte aziendali e al segmento dei veicoli pesanti, elementi che pesano in modo significativo sull’intera filiera nazionale.
La rilevanza del tavolo fissato per fine gennaio emerge con forza se analizzata nel quadro delle recenti modifiche normative introdotte da Bruxelles. Come abbiamo scritto in un nostro precedente articolo, l’Unione europea ha infatti rimodellato il pacchetto automotive verso la sostenibilità, confermando l’orizzonte della decarbonizzazione per la metà del secolo, ma introducendo una maggiore elasticità operativa per i costruttori.
La novità principale risiede nella possibilità di mantenere in vita i motori a combustione anche oltre la soglia del 2035; flessibilità che garantisce, inoltre, che modelli ibridi e veicoli con sistemi di estensione dell’autonomia possano continuare a circolare, affiancando la diffusione della trazione elettrica pura.
Uno dei temi più caldi che il Ministro Urso intende affrontare con le parti riguarda proprio il futuro delle flotte aziendali, che oggi rappresentano la stragrande maggioranza delle nuove immatricolazioni nel continente (circa il 60% delle nuove auto e il 90% dei nuovi furgoni immatricolati nell’Unione).
Le nuove norme prevedono che, a partire dal 2030, le grandi società siano obbligate ad acquistare una quota fissa di mezzi a zero emissioni, con l’aggiunta di un vincolo di protezione industriale “Made in Eu“: gli incentivi, in particolare, saranno concessi solo per veicoli prodotti entro i confini dell’Unione europea.
Parallelamente, è stato concesso un alleggerimento per i veicoli commerciali leggeri, i cui obiettivi di riduzione dell’anidride carbonica sono stati portati al 40% per la fine del decennio, riconoscendo le difficoltà di una conversione totale e immediata di questo specifico segmento.
Una modifica mirata riguarda anche i veicoli pesanti, per i quali aumenta la flessibilità per il 2030, consentendo ai produttori di autocarri e pullman di accumulare più crediti di emissione in anticipo, potendo generarli non appena le loro emissioni scendono sotto la soglia annuale.
Per evitare che la transizione verde si traduca in un eccessivo peso economico, inoltre, il pacchetto europeo prevede lo stanziamento di circa 1,8 miliardi di euro attraverso l’iniziativa “Battery Booster”, finalizzata a finanziare con prestiti agevolati la creazione di una catena del valore delle batterie interamente europea. Sul fronte amministrativo, invece, il piano “Automotive Omnibus” promette di ridurre sensibilmente gli oneri burocratici per le imprese, eliminando test considerati ormai inutili e semplificando le procedure di omologazione. Anche la trasparenza verso l’utente finale subirà un’evoluzione, grazie a nuove etichette energetiche che includeranno dati certi sull’autonomia e sui consumi elettrici, estendendo questi obblighi informativi anche al mercato delle auto e dei furgoni usati.
Il vertice del 30 gennaio rappresenterà quindi un momento significativo per il futuro del comparto; momento in cui l’Italia dovrà decidere come muoversi alla luce di questo nuovo panorama normativo, cercando di tutelare il proprio patrimonio industriale senza rinunciare alla sostenibilità e all’innovazione.