Pubblicato il 26 Gennaio 2026
Nel cuore di Roma, durante l’apertura del forum economico che ha visto protagoniste Italia e Germania, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha acceso i riflettori su uno dei pilastri più fragili e al contempo strategici dell’economia europea: l’industria automobilistica. Con una nota di pragmatismo, il vicepremier ha messo in guardia sulla necessità di una protezione più robusta per una filiera che non può permettersi passi falsi, definendo le attuali manovre di Bruxelles come un timido passo in avanti, che necessita però di una ben più ampia visione d’insieme.
Analizzando il pacchetto automotive recentemente revisionato dalla Commissione Europea, Tajani ha espresso un giudizio chiaroscuro, riconoscendo la bontà della direzione intrapresa ma bocciandone l’incisività. Sebbene le misure comunitarie rappresentino una base su cui lavorare, per il ministro esse non risultano ancora idonee a garantire la sicurezza di un comparto messo a dura prova da una transizione complessa.
Il fulcro della questione risiede nel trasformare quello che è un semplice piano d’azione in uno scudo concreto per l’occupazione e la produzione, evitando che l’Europa resti vittima di una strategia incompiuta.
Un passaggio fondamentale del confronto tra le due potenze industriali ha riguardato il concetto di neutralità tecnologica, un terreno su cui Italia e Germania hanno costruito un fronte comune sin dai primi dibattiti a Bruxelles. In merito, Tajani ha rivendicato con forza la necessità di far camminare di pari passo la tutela del clima e la solidità delle imprese, senza che l’una diventi la condanna dell’altra.
Il messaggio è arrivato forte e chiaro: riconoscere l’urgenza della sfida climatica è doveroso, ma è altrettanto prioritario impedire che i costi della trasformazione ecologica si abbattano come un macigno sulle finanze dei cittadini e sulla sopravvivenza delle aziende.