Pubblicato il 14 Febbraio 2026
In questo clima di incertezza per l’intero comparto automotive europeo, l’Associazione dei costruttori automobilistici europei (ACEA) ha avanzato una serie di proposte, suggerendo le misure più urgenti da intraprendere per salvaguardare la filiera e rilanciare l’industria del Vecchio Continente.
Le proposte puntano a ristabilire un equilibrio tra la sostenibilità ambientale e quella industriale, cercando di rispondere con pragmatismo alle criticità strutturali che stanno frenando l’intero settore.
Il comparto automobilistico nell’UE sta attraversando un periodo complesso, con volumi di vendita che restano ben al di sotto dei livelli previsti. D’altra parte, la difficoltà nel generare profitti attraverso la produzione di veicoli elettrici, unita alla necessità di soddisfare un pubblico sempre più esigente, rappresenta un’ulteriore sfida tecnica, oltre che economica. A complicare ulteriormente il quadro interviene anche l’avanzata della Cina, che oggi detiene il primato mondiale nel settore.
In questo scenario, pertanto, la capacità dei produttori locali di resistere dipende non solo dalla qualità dei veicoli, ma dalla creazione di un sistema che permetta alle imprese di operare con efficacia.
Sebbene l’eccellenza ingegneristica resti un pilastro fondamentale, secondo il presidente di ACEA e CEO di Mercedes Benz Ola Kallenius, quest’ultima, da sola, non può garantire la sopravvivenza dell’industria europea.
Il futuro della filiera dipende, infatti, da una combinazione di fattori, tra cui una regolamentazione basata sul pragmatismo, in particolare sull’apertura agli scambi internazionali e sullo sviluppo di reti infrastrutturali moderne. Inoltre, è indispensabile che l’Europa adotti una visione industriale di ampio respiro, capace di sostenere i siti produttivi attraverso una decisa semplificazione burocratica che acceleri il rilascio delle autorizzazioni.
Allo stesso tempo, risulta prioritario anche contenere lespeseenergetiche per le aziende e incrementare l’efficienza della manodopera, fornendo un supporto concreto agli investimenti necessari per la realizzazione di progetti, in particolare quelli connessi alla produzione di batterie per veicoli elettrici.
Il processo di riduzione delle emissioni inquinanti, inoltre, deve procedere di pari passo con la tutela della competitività globale, poiché solo un sistema industriale finanziariamente solido può permettersi gli investimenti richiesti dalla transizione ecologica.
Le proposte attuali, nello specifico, suggeriscono un approccio articolato su tre corsie distinte, che coinvolga ogni tipologia di veicolo, dalle autovetture ai mezzi pesanti. Tale strategia dovrebbe poi fondarsi anzitutto sul principio della neutralità tecnologica, permettendo al sistema produttivo di adattarsi a eventuali cambiamenti improvvisi o a variabili che sfuggono al controllo diretto dei costruttori. In particolare, si richiede una maggiore libertà d’azione per il comparto dei camion nella gestione dei crediti legati alla CO2, così da facilitare il raggiungimento dei traguardi fissati per il prossimo decennio.
Acea sottolinea inoltre che le attuali direttive riguardanti la diminuzione dei gas serra per le vetture e i furgoni sono insufficienti nella loro formulazione presente; necessitano, pertanto, di un intervento correttivo da parte delle istituzioni europee.
Un punto significativo riguarda la scadenza del 2035: secondo l’associazione, infatti, non è utile attendere quella data per attivare i sistemi di compensazione, poiché un’applicazione anticipata favorirebbe la diffusione precoce di materiali ecologici e carburanti alternativi a basso impatto ambientale. Questa accelerazione permetterebbe di preparare il comparto a una transizione che, per essere efficace, non può prescindere da una crescita esponenziale della quota di mercato dei veicoli a zero emissioni.
Affinché il passaggio alla mobilità elettrica si compia in maniera positiva e concreta, evidenzia infine Acea, è fondamentale che gli automobilisti siano stimolati da vantaggi concreti piuttosto che sentirsi obbligati da imposizioni normative.
Questo richiede una politica di incentivi armonizzata tra i vari Paesi membri e una rete di ricarica capillare e funzionale. Un altro elemento determinante per l’intero settore è il costo dell’energia elettrica, che deve diventare sensibilmente più vantaggioso rispetto ai carburanti di origine fossile per convincere il mercato a cambiare rotta.