Pubblicato il 20 Marzo 2026

La Camera di commercio di Torino e l’Associazione nazionale filiera automobilistica (Anfia) hanno presentato i risultati dell’ultima indagine sulla componentistica automotive in Italia, evidenziando come il comparto abbia subito una riduzione del fatturato pari al 6% nel corso dell’ultimo anno.

L’istantanea economica del comparto nazionale

Nel corso del 2024, le oltre duemila realtà industriali che formano l’ossatura della fornitura automobilistica italiana hanno garantito l’impiego a circa 168 mila persone, generando ricavi complessivi per 55,5 miliardi di euro

Malgrado il settore arrivasse da un periodo di risultati incoraggianti, i dati recenti indicano la conclusione di quel ciclo di crescita, lasciando spazio a una fase di arretramento che ha coinvolto gran parte della filiera. In particolare, i cali più consistenti si sono avvertiti tra i fornitori di moduli e integratori di sistemi (-8,2%), mentre hanno resistito meglio i fornitori impegnati nelle lavorazioni più semplici o nell’ingegneria di base.

Tuttavia, esiste una parte del mercato che si muove in controtendenza, rappresentata dalle nicchie del motorsport e dei ricambi, che sono riuscite a mantenere un segno positivo sia nelle entrate che nei livelli occupazionali.

La geografia della produzione e il primato del Nord

Il panorama produttivo italiano conferma una fortissima concentrazione territoriale nelle regioni settentrionali, con il Piemonte e la Lombardia che insieme accolgono oltre il 60% delle sedi legali di tutto il Paese.

Il territorio piemontese si attesta come il polo principale, ospitando un terzo delle imprese nazionali e distinguendosi specialmente per le attività legate alla progettazione e alla fornitura di moduli di alto livello. Anche la Lombardia mantiene un ruolo di primo piano, eccellendo nella subfornitura e nel settore dei ricambi, mentre l’Emilia-Romagna si conferma la culla del motorsport nazionale.

Le preoccupazioni per lo scenario futuro

Le prospettive per i mesi a venire sono caratterizzate da un clima di forte incertezza e da previsioni orientate al pessimismo tra gli operatori del settore. Una larga fetta di imprese, superiore al 60%, ipotizza infatti che il giro d’affari possa contrarsi ulteriormente, influenzato da una domanda interna ed estera che stenta a ripartire.

Tra i fattori che pesano maggiormente sulle decisioni dei manager spiccano le strategie dei grandi costruttori europei e la crescente competitività dei produttori cinesi, che stanno entrando nel mercato continentale con forza. A queste tensioni si aggiungono le preoccupazioni per le politiche commerciali internazionali e l’eventuale introduzione di nuove tariffe doganali, elementi che rendono difficile la pianificazione di investimenti a lungo termine.

La transizione tecnologica e la caccia ai talenti

In un contesto segnato dalla transizione energetica, le aziende italiane stanno cercando di adattare la propria offerta ai nuovi standard della mobilità elettrica e digitale. L’Osservatorio rivela che quasi un quinto dei fornitori ha già orientato la produzione verso componenti specifici per veicoli a batteria, ma la strada verso una completa trasformazione appare ancora lunga e complessa.

Uno degli ostacoli principali è rappresentato dalla scarsità di figure professionali con competenze avanzate, specialmente in ambiti come l’intelligenza artificiale e lo sviluppo di software, dove la difficoltà di reperimento del personale è molto sentita. Per far fronte a questa carenza, la maggior parte delle imprese punta sulla formazione dei propri dipendenti, cercando di aggiornare le capacità interne per restare al passo con le innovazioni tecnologiche che stanno riscrivendo le regole del mercato mondiale.