Pubblicato il 19 Marzo 2026
L’ultimo rapporto diffuso da Clepa, l’associazione che aggrega i fornitori europei di componentistica automotive, certifica la fine di un’era: l’industria europea ha perso la sua posizione di comando nel settore dell’approvvigionamento automobilistico. I dati pubblicati nel recente Data Digest evidenziano come la Cina sia riuscita a generare un valore produttivo doppio rispetto a quello dell’Unione, portando a termine un sorpasso che mette a rischio il sostentamento dell’intera filiera UE.
Questa inversione di tendenza trasforma profondamente il panorama della mobilità internazionale, trascinando per la prima volta i conti europei in territorio negativo nei confronti dei partner orientali.
Per decenni l’UE ha rappresentato il maggiore produttore mondiale di componenti automobilistici in termini di valore aggiunto, dal 2018 la traiettoria ha tuttavia subito una brusca deviazione.
Le statistiche fornite dai fornitori europei indicano che, nel periodo compreso tra il 2018 e il 2025, il volume della produzione dell’Unione è sceso del 15%, attestandosi intorno ai 180 miliardi di dollari. Nello stesso intervallo, l’industria cinese ha registrato un’accelerazione del 40%, superando ampiamente il muro dei 380 miliardi.
Anche gli Stati Uniti, sebbene con una dinamica più contenuta, hanno segnato un incremento dell’11%, lasciando l’Europa come l’unico polo industriale in sofferenza nel quadro dei trasporti globali.
L’effetto di queste dinamiche si manifesta con forza nei bilanci economici, dove l’avanzo commerciale dell’Unione è diminuito del 30% dal 2021, passando da quasi 29 miliardi a soli 20 miliardi di euro. Per la prima volta nella storia recente, il valore delle merci in arrivo dall’Asia ha superato quello dei prodotti che lasciano i porti europei con destinazione Cina, determinando un deficit di circa 650 milioni di euro negli scambi di parti meccaniche.
Questa fragilità colpisce direttamente la catena di fornitura necessaria per l’automotive. Accanto al colosso cinese, che ormai controlla quasi un terzo delle importazioni comunitarie, si osserva la crescita costante della Turchia, che ha raddoppiato le sue esportazioni verso l’UE negli ultimi cinque anni.
Le difficoltà interessano anche i rapporti con partner storici come il Regno Unito e gli Stati Uniti, mercati che solitamente riuscivano a compensare le perdite registrate su altri fronti ma che adesso mostrano segnali di contrazione.
Alla luce di tale contesto, se non si interviene con rapidità, la perdita di competitività spingerà molte realtà industriali a delocalizzare i propri impianti produttivi al di fuori dell’Europa per far fronte all’aumento dei costi operativi. Una simile emorragia di competenze e capitali priverebbe il continente della propria autonomia tecnologica proprio in una fase di transizione verso nuovi modelli di mobilità.
Al fine di correggere questa rotta, l’associazione Clepa raccomanda di implementare riforme strutturali capaci di ridurre gli ostacoli economici che frenano le imprese del territorio. Il traguardo consiste nel difendere la capacità manifatturiera interna attraverso il sostegno agli investimenti e politiche che incentivino la produzione locale.
Le proposte dell’associazione mirano a risolvere gli svantaggi legati ai costi e a promuovere l’ammodernamento degli stabilimenti tramite programmi di agevolazione specifici. Soltanto ripristinando un contesto di mercato equilibrato sarà possibile tutelare migliaia di posti di lavoro e assicurare che l’Europa resti un riferimento d’eccellenza per l’avvenire dei trasporti. Obiettivi che – come ricorda l’associazione – devono essere al centro dell’Industrial Accelerator Act.