Pubblicato il 5 Novembre 2026
La commissione per l’ambiente (ENVI) del Parlamento europeo ha approvato un allentamento dei vincoli di riduzione delle emissioni di CO₂ per auto e veicoli commerciali leggeri, misura rientrante nel più ampio pacchetto automotive varato dalla Commissione per rispondere alla crisi di competitività del settore. La proposta intende cancellare l’obbligo di azzeramento totale originariamente previsto per il 2035, riducendo la quota all’87,5% per le autovetture e all’80% per i furgoni, aprendo al contempo la strada all’impiego dei carburanti rinnovabili e a compensazioni legate all’acciaio prodotto nell’Unione europea. La misura punta così a restituire un maggiore margine operativo alla filiera industriale senza di fatto abbandonare gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti. Il testo approvato affronterà ora il passaggio dell’aula nella sessione plenaria di dicembre 2026, passaggio fondamentale per sbloccare i successivi negoziati interistituzionali con la Commissione e i governi nazionali. Si delinea in questo modo una strategia più flessibile per l’industria, che valorizza il principio di neutralità tecnologica promossa dalle istituzioni italiane e sostenuta dal Cluster Nazionale Trasporti.
La revisione, culminata nella recente adozione della proposta, trae origine dalle norme europee approvate nel 2023 all’interno del pacchetto Fit for 55, le quali stabilivano il blocco completo della vendita di veicoli a combustione interna entro il 2035 a favore della sola propulsione elettrica a batteria. Nel periodo compreso tra il 2024 e il 2026, la contrazione delle vendite di modelli elettrici sul mercato continentale e la forte pressione commerciale esercitata dai costruttori asiatici hanno tuttavia fatto emergere severe criticità produttive negli impianti europei. Di fronte al rischio di ripercussioni occupazionali e al rallentamento dei volumi di assorbimento delle vetture da parte delle flotte aziendali e private, le istituzioni europee sono state sollecitate a ridisegnare tempi e modalità del piano energetico per sostenere il futuro della filiera.
L’intesa è stata siglata in commissione con 48 voti a favore, 30 contrari e 2 astenuti. Entrando più nel dettaglio, per le vetture, l’impegno di riduzione della CO₂ al 2035 viene riposizionato all’87,5%, permettendo ai produttori di coprire la distanza restante fino al target del 95% tramite crediti legati all’impiego di acciaio a basse emissioni generato all’interno dei confini europei, entro una soglia del 7,5%. Per i veicoli commerciali leggeri, invece, la traiettoria prevede un traguardo intermedio del 35% al 2030 e la discesa all’80% al 2035, con identiche possibilità di ricorrere alle compensazioni della filiera siderurgica. Per entrambi i segmenti, fino al termine del 2034, il peso di questi crediti sull’adempimento delle singole case costruttrici non potrà comunque superare il 3% complessivo.
Tra le novità più rilevanti della proposta figura la ridefinizione di veicolo a zero emissioni, che estende la propria portata normativa includendo i mezzi alimentati unicamente da carburanti rinnovabili o sintetici conformi ai criteri ambientali dell’Unione, recependo la categoria dei VEEF, acronimo di Vehicles Exclusively running on Eligible Fuels, ossia veicoli alimentati esclusivamente con carburanti ammissibili. Il testo inserisce inoltre un sistema di super crediti per sostenere la produzione sul territorio europeo: i piccoli veicoli elettrici con lunghezza inferiore ai 4,2 metri fabbricate in Europa verrebbero conteggiate come 1,4 veicoli, valore che sale a 1,5 nei programmi di leasing sociale, mentre i veicoli elettrici altamente efficienti come 1,2 veicoli. Analogamente, ai furgoni elettrici assemblati nel continente viene riconosciuto un valore di 1,2 veicoli fino al 2034, destinato a salire a 1,4 a partire dal 2035.
All’interno del Parlamento europeo, l’elaborazione dei testi legislativi e la discussione dei primi emendamenti sulle singole direttive, come il sistema ETS per le quote di carbonio o i vincoli ambientali sui veicoli, fanno capo a commissioni tematiche e ai singoli eurodeputati nominati relatori per ciascun dossier. Nel quadro delle norme sull’automotive, il lavoro decisivo si è svolto in seno alla commissione Ambiente (ENVI), dove l’eurodeputato Massimiliano Salini ha guidato le trattative formulando le proposte di modifica al testo originale. La spinta decisiva verso questo ripensamento ha tratto forza da recenti sviluppi diplomatici, in particolare dall’intesa tra Parigi e Berlino. All’Eurocamera, l’intesa si è tradotta nell’approvazione finale grazie al recente sostegno congiunto del Partito Popolare Europeo, dei Socialisti e Democratici e di Renew Europe, una convergenza che ha consentito di superare le posizioni più rigide per tutelare la tenuta dell’intero comparto, integrando quell’apertura alla neutralità tecnologica promossa dall’Italia e dal Cluster Nazionale Trasporti.
Le associazioni rappresentative della filiera automotive e del trasporto su strada hanno accolto l’esito della votazione evidenziandone sia gli elementi costruttivi sia i punti irrisolti. ANFIA, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, ha espresso apprezzamento per il superamento dell’impostazione rigida del passato, sottolineando come la revisione al ribasso dei target e il riconoscimento dei carburanti VEEF costituiscano un progresso verso una transizione concreta e vicina alle necessità del mercato, pur giudicando poco sostenibile l’obbligo di compensazione del 7,5% legato all’acciaio a basse emissioin. Dal canto suo, IRU, l’Unione Internazionale dei Trasporti su Strada, ha accolto con favore con favore il passaggio a obiettivi flessibili per i veicoli commerciali e la cancellazione delle quote vincolanti d’acquisto per le flotte aziendali, rimarcando tuttavia che i vincoli normativi non garantiscono da soli veicoli a prezzi accessibili per le imprese né risolvono la carenza di infrastrutture di ricarica sul territorio.