Trasporti, accordo UE sul Clima: rinvio degli ETS2 al 2028

Pubblicato il 6 Marzo 2026

Dopo tre rinvii che hanno tenuto il settore col fiato sospeso per mesi, il 4 marzo la Commissione europea ha presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), un pacchetto normativo che punta a incentivare la capacità produttiva del Vecchio Continente, offrendo una corsia preferenziale a settori strategici come l’automotive. L’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA) ha accolto il documento come una boccata d’ossigeno, considerandolo un passo avanti determinante per difendere le imprese europee in un mercato globale sempre più aggressivo, suggerendo al contempo il perfezionamento della proposta normativa al fine di raggiungere una concreta sostenibilità industriale.

La storia dell’IAA dalla sostenibilità alla competitività industriale

Il viaggio dell’IAA è iniziato a gennaio 2025, quando è apparso per la prima volta nei documenti programmatici di Bruxelles con il nome di “Industrial Decarbonisation Accelerator Act“. Inizialmente, l’obiettivo principale era legare a doppio filo la produzione industriale agli obiettivi ambientali del Green Deal. Tuttavia, la realtà geopolitica ha imposto un cambio di rotta. Con la pressione crescente di Cina e Stati Uniti, che utilizzano da tempo sussidi massicci e vincoli di produzione interna per proteggere le proprie aziende, l’Europa ha dovuto rivedere le priorità.

A settembre dello scorso anno, il termine “decarbonizzazione” è stato rimosso dal titolo del regolamento, segnando il passaggio definitivo verso una strategia focalizzata sulla competitività e sulla difesa del mercato interno.

I tre motori della nuova politica industriale

La strategia europea si poggia su basi molto concrete per tentare di colmare il divario con le altre potenze mondiali. Il primo pilastro riguarda la gestione della spesa pubblica: l’idea è di smettere di guardare solo al prezzo più basso negli appalti, introducendo requisiti minimi di componentistica europea. In secondo luogo, il piano promette semplificare la burocrazia, accelerando i permessi per l’apertura o l’ammodernamento di siti produttivi nei settori che consumano più energia, come la chimica e l’auto. Infine, viene introdotto un sistema di certificazione dell’impronta di carbonio, che inizierà con l’acciaio per poi estendersi ad altri materiali di base.

Il valore del territorio: la strategia per la componentistica

Per l’industria italiana dell’auto, il punto più importante riguarda la protezione della catena del valore. In merito, ANFIA sottolinea che circa l’80% del valore di un veicolo è racchiuso nei suoi componenti; per questo motivo, fissare una quota minima del 70% di produzione europea per accedere agli incentivi pubblici – come stabilisce l’Industrial Accelerator Act – è considerato un passaggio essenziale per la salvaguardia della filiera attraverso una misura finalizzata a stabilizzare gli investimenti sul suolo europeo e a garantire che le competenze tecnologiche non migrino altrove.

In quest’ottica, la creazione di una filiera interna per le batterie – dalla produzione delle celle alla gestione dei sistemi – diventa un elemento fondamentale per assicurare che il settore resti competitivo anche nei decenni a venire.

Migliorie necessarie e confini d’azione

Nonostante il plauso generale, il settore suggerisce alcuni accorgimenti per rendere le norme più efficaci nel quotidiano. ANFIA propone, ad esempio, di chiarire che i requisiti di origine debbano essere riferiti ai fornitori di primo livello e all’ultima trasformazione sostanziale avvenuta in Europa.

L’associazione avanza, inoltre, la richiesta di concedere una deroga ai piccoli produttori di veicoli commerciali leggeri, i cui volumi ridotti mal si conciliano con obblighi troppo rigidi. Per quanto riguarda il raggio d’azione, l’orientamento è quello di limitare queste tutele esclusivamente ai confini dell’Unione Europea, con la possibilità di includere il Regno Unito per non compromettere i flussi commerciali già consolidati.