Pubblicato il 24 Febbraio 2026

L’Osservatorio sull’idrogeno in Italia, illustrato di recente da Intesa Sanpaolo e H2IT, l’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile, presenta un settore industriale in crescita, con l’85% delle imprese intenzionate a potenziare i propri stanziamenti finanziari entro il 2026. Dietro questi numeri incoraggianti si nasconde, tuttavia, una realtà più complessa, che solleva oggi ancora forti preoccupazioni con particolare riferimento all’insostenibilità dei prezzi dell’energia e del vettore energetico stesso: fattori che stanno mettendo a rischio la concretezza di molti progetti, specialmente nel comparto della mobilità e dei trasporti. 

Un tessuto industriale in espansione tra ricavi e investimenti

Il documento – che è possibile consultare a questo link – evidenzia come nel nostro Paese il comparto abbia superato la soglia della semplice sperimentazione per dirigersi verso un consolidamento industriale tangibile. Attualmente, il 58% delle aziende coinvolte dichiara di trarre già profitti dalle attività legate all’idrogeno, una quota che sale significativamente tra le realtà manifatturiere. 

Questo slancio è confermato dal raddoppio dell’intensità degli investimenti rispetto alle precedenti rilevazioni, a testimonianza di una strategia che vede l’idrogeno non più come un’opzione marginale, ma come un pilastro della transizione energetica. La filiera italiana si distingue inoltre per una spiccata proiezione internazionale, con quasi la metà del fatturato generato attraverso commesse estere, consolidando un ruolo di eccellenza tecnologica anche fuori dai confini nazionali.

Le ombre dei costi e la prudenza del settore 

Nonostante i dati positivi, il clima generale invita alla cautela a causa della persistenza di alcuni ostacoli strutturali che frenano la competitività del mercato italiano. Le aziende segnalano, in particolare, come le principali criticità risiedano in un quadro normativo non ancora del tutto limpido e in una domanda che fatica a decollare.

Il rincaro delle materie prime e le tariffe energetiche elevate, inoltre, rendono difficile garantire la stabilità economica dei progetti nel lungo periodo. Anche se il il 72% delle imprese ritiene ancora possibili i traguardi fissati dal PNIEC per il 2030, tale fiducia è subordinata a interventi politici radicali che possano mitigare l’incertezza operativa e i rischi finanziari elevati tipici di un settore così “capital-intensive”.

L’impasse del trasporto e della mobilità passeggeri

In questo scenario, il segmento dei trasporti sta vivendo una fase di profonda contraddizione: se da un lato il PNRR ha dato il via libera alla costruzione di numerose stazioni di rifornimento, specialmente lungo le arterie autostradali, dall’altro si avverte una cronica carenza di utenti finali e di veicoli circolanti

La situazione del trasporto pubblico locale (TPL) appare altrettanto statica, con una preoccupante assenza di nuovi bandi per l’acquisto di mezzi a idrogeno, fatte salve le eccezioni di Venezia e Bologna che restano casi isolati e non replicabili su scala nazionale. 

Il recente disimpegno di grandi colossi tecnologici come Alstom, che ha ricalibrato i propri piani sul trasporto ferroviario a idrogeno, rappresenta un segnale di allarme per l’intera mobilità passeggeri. Senza un sostegno concreto all’acquisto delle flotte, inoltre, le infrastrutture rischiano di trasformarsi in asset inutilizzati.

L’industria (e il trasporto) pesante come volano della scalabilità

Per superare l’attuale stallo e favorire un abbattimento dei prezzi, è indispensabile che, con gli adeguati supporti, i settori “hard to abate”, tra cui anche i trasporti pesanti, facciano da apripista. Queste industrie, che necessitano di enormi volumi di energia non facilmente sostituibili dall’elettrificazione diretta, possono infatti garantire quella massa critica necessaria per generare nuove economie di scala.

Incrementando i volumi di produzione e consumo in questi poli industriali, sarà possibile ridurre i costi tecnologici, rendendo l’idrogeno accessibile anche per applicazioni più capillari come il trasporto di merci e passeggeri su lunghe distanze. In questo contesto, la ricerca interna, che vede impegnato il 70% delle imprese del campione, resta vitale per ottimizzare l’efficienza degli impianti e l’impiego dei materiali.

Oltre il finanziamento: la necessità di supportare l’operatività delle imprese

Per quanto riguarda il futuro, la sfida non si gioca più solo sulla capacità di costruire nuovi impianti attraverso i fondi per investimenti fissi, ma anche sulla sostenibilità dei costi di gestione giornalieri. In merito, le imprese indicano chiaramente che, per colmare il divario di prezzo con i combustibili fossili, sono necessari nuovi meccanismi di incentivazione, come le aste europee per l’idrogeno. Solo garantendo un supporto costante alla produzione e all’utilizzo del vettore sarà possibile trasformare i progetti pilota in realtà industriali durature. 

Queste strategie, inserite all’interno di una strategia nazionale più definita, che vada oltre le scadenze del PNRR, rappresentano l’unico strumento in grado di dare certezza agli investitori e di sbloccare, di conseguenza, il potenziale dei trasporti e della mobilità sostenibile in Italia.