Pubblicato il 26 Marzo 2026
Questa mattina, nella magistrale cornice del Museo dell’Ara Pacis a Roma, l’Osservatorio SUNRISE ha presentato i risultati della sua prima indagine sui comportamenti d’acquisto e le abitudini di mobilità degli italiani. L’evento, dal titolo “Mercato e transizione energetica nel settore automotive: alcune evidenze e risultati della prima indagine sui comportamenti”, ha offerto una panoramica dettagliata su come le famiglie stiano affrontando il passaggio verso motorizzazioni più sostenibili, evidenziando una profonda trasformazione nei criteri di scelta dei veicoli e una crescente attenzione ai costi complessivi di utilizzo rispetto al semplice prezzo di listino. Approfondiamo la giornata.
Ennio Cascetta, coordinatore scientifico dell’Osservatorio SUNRISE e presidente del Cluster Nazionale Trasporti, ha inaugurato i lavori descrivendo la nascita di quella che ha definito come una vera e propria “comunità del SUNRISE“, ovvero un insieme di esperti e stakeholder che prediligono un’analisi scientifica, basata su numeri e dati oggettivi.
Cascetta ha poi ricordato che il trasporto stradale, pur garantendo l’85% delle necessità di spostamento di persone e merci, rappresenta la sfida più grande per l’ambiente: “Tra le diverse modalità, il trasporto su strada è quello che fa la parte del leone sulla insostenibilità”, arrivando a consumare il 92% dell’energia e a produrre la stessa percentuale di emissioni di anidride carbonica del comparto. L’analisi si è poi concentrata sulle automobili, responsabili del 70% di queste emissioni, definendo il mercato attuale come un ecosistema in “rapida e profonda evoluzione”, dove le incertezze normative europee giocano un ruolo ambivalente, spingendo alcuni a rimandare l’acquisto e altri ad anticiparlo.
Un quadro che è stato già anticipato durante i saluti istituzionali, momento in cui è emersa la necessità di un approccio meno teorico, più vicino alle realtà industriali.
Alessandro Cattaneo, membro della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera dei Deputati, ha espresso preoccupazione per la filiera europea, sottolineando che “scommettere solo su una tecnologia, l’elettrico, rischia di portarci fuori strada” e auspicando che le scelte dei legislatori siano guidate da un “sano pragmatismo” piuttosto che da visioni ideologiche. Sul fronte normativo nazionale, il Direttore generale per la motorizzazione MIT Gaetano Servedio ha annunciato importanti novità per il settore del trasporto passeggeri e privato, confermando che il nuovo Codice della Strada è in fase di ultimazione: “Stiamo per licenziare il nuovo Codice in maniera strutturata, con una nuova definizione di veicolo che non comprende più la presenza sempre e comunque del conducente”, aprendo così la porta alla guida autonoma. Il Direttore generale del MOST Gianmarco Montanari ha invece ribadito il ruolo fondamentale del monitoraggio per “anticipare quelli che sono i trend a beneficio dei soci industriali e del legislatore”, segnando il passaggio del centro MOST verso una nuova fase operativa.
Lo studio presentato dal Professor Stefano De Luca, del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno, si è focalizzato sul “Total Cost of Ownership“, uno strumento che permette di calcolare la spesa reale di un’auto durante tutto il suo ciclo di vita.
Dai dati emerge che l’Italia possiede uno dei tassi di motorizzazione più alti d’Europa, con circa 36 milioni di veicoli circolanti su 42 milioni immatricolati, ma il parco continua a invecchiare costantemente. De Luca ha chiarito che non esiste una motorizzazione vincente in assoluto, poiché la convenienza dipende da variabili come il chilometraggio annuo e la possibilità di ricarica domestica. L’elettrico, pur essendo in crescita, risulta competitivo soprattutto grazie agli incentivi statali, che attualmente appaiono ben calibrati per colmare il divario di costo con i motori tradizionali. Un dato significativo riguarda il noleggio a lungo termine, che copre ormai il 30% delle nuove immatricolazioni, segnale di un passaggio graduale dal possesso all’uso del mezzo.
L’indagine curata dal Professor Armando Cartenì, del Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”) su un campione di 3000 famiglie ha rivelato una “Italia a due velocità“, dove le abitudini cambiano drasticamente tra Nord e Sud.
Se il prezzo rimane la variabile principale per il 70% degli intervistati, la scelta dei SUV è dettata da esigenze concrete di mobilità. Molti utenti preferiscono questi veicoli non per moda, ma per una “maggiore percezione di sicurezza e comfort sulle strade sconnesse“, un problema particolarmente sentito nelle regioni meridionali e nelle grandi aree metropolitane. Tuttavia, emerge un forte limite culturale: circa il 40% degli italiani non distingue tra le diverse tecnologie ibride e oltre il 90% non ha mai avuto un’esperienza diretta con un’auto elettrica o con i sistemi di ricarica. Cartenì ha dunque evidenziato l’urgenza di una “alfabetizzazione degli utenti“, poiché la mancanza di familiarità con le nuove tecnologie rappresenta una barriera all’acquisto altrettanto rilevante quanto il costo o l’autonomia delle batterie.
Le discussioni nei due panel, rispettivamente “Transizione ecologica e consenso sociale: ricerca, policy e industria” ed “Ecosistema industriale, infrastrutture e modelli di business” hanno toccato il tema delle risorse necessarie per sostenere la transizione.
In merito, Simona Camerano ha sottolineato il ruolo di Cassa Depositi e Prestiti nel mobilitare capitali privati per le filiere strategiche come l’automotive, evidenziando l’importanza di obiettivi normativi stabili nel lungo periodo. Sul fronte delle infrastrutture, invece, Federico Di Gennaro di Autostrade per l’Italia ha confermato il costante aumento del traffico stradale, con un record di 50 miliardi di chilometri percorsi nel 2025, rendendo necessaria una rete di ricarica sempre più capillare. Infine, Agata Quattrone di Almaviva ha ricordato come anche il digitale sia una leva essenziale per la decarbonizzazione, permettendo di gestire meglio la domanda di trasporto e di ottimizzare l’intermodalità attraverso piattaforme di dati condivisi, in attesa che la tecnologia per la guida autonoma raggiunga la piena maturità di mercato.