Pubblicato il 27 Febbraio 2026

Nuovo rinvio per l’Industrial Accelerator Act (IAA). Il pacchetto legislativo con cui la Commissione europea intende rilanciare la competitività e l’innovazione industriale del continente, è stato posticipato al prossimo 4 marzo. In questo scenario di attesa, l’ANFIA, l’associazione nazionale filiera industria automobilistica, ha evidenziato la necessità di introdurre norme specifiche sulla provenienza dei componenti automobilistici, con l’obiettivo di tutelare l’industria europea, il cosiddetto “local content” automotive, al fine di rassicurare chi investe nel settore e garantire, la tenuta dell’occupazione dell’intera filiera.

Auto UE: una sfida contro la delocalizzazione

La partita che si gioca a Bruxelles – ricorda ANFIA – va oltre gli impegni per l’ambiente, poiché riguarda la sopravvivenza stessa della struttura produttiva dell’Unione. In questo scenario, il settore dell’auto, che rappresenta il principale investitore privato in ricerca e sviluppo, si trova oggi a fronteggiare una concorrenza internazionale aggressiva, alimentata da massicci aiuti statali in altri continenti e da disparità marcate nei costi dell’energia e del lavoro.

Secondo le analisi attuali, esiste la concreta possibilità che, nel giro dei prossimi cinque anni, un quinto dei componenti prodotti internamente venga rimpiazzato da forniture estere, mettendo a rischio circa mezzo milione di impieghi.

Requisiti precisi per il local content nell’automotive

Per contrastare questo declino, ANFIA propone di stabilire criteri chiari per definire cosa sia effettivamente un “prodotto europeo“. La proposta, condivisa con l’associazione della componentistica CLEPA in una lettera inviata ai vertici della Commissione UE, suggerisce di fissare al 70% la quota minima di valore generato nel continente per ogni mezzo, escludendo dal calcolo le batterie.

Secondo questa visione, un’automobile potrebbe essere considerata tale soltanto se la sua progettazione, le attività di ricerca e l’unione finale dei pezzi avvengono tra i confini dell’Unione, con possibile estensione anche al Regno Unito, creando così un legame diretto tra il prodotto e il territorio.

Tecnologia e occupazione al centro del dibattito

L’attenzione dei produttori si concentra in particolare sui fornitori di primo livello e sul concetto di trasformazione sostanziale dei prodotti, che necessita di parametri certi e accettati da tutti gli attori in gioco.

Al contempo, si richiede l’adozione di soglie progressive per le innovazioni legate ai powertrain elettrici e ai componenti elettrici ed elettronici, in modo da assicurare che la ricchezza prodotta dalla transizione tecnologica rimanga all’interno dei confini comunitari. All’interno di questo quadro normativo, ANFIA propone di esentare i piccoli costruttori di veicoli commerciali leggeri che producono in UE dagli obblighi di “union origin requirements” per la partecipazione a gare di appalto ed incentivazioni pubbliche.

La voce comune della filiera europea

Le richieste avanzate da Marco Stella, portavoce dei componenti per ANFIA e vice-presidente di CLEPA, sottolineano l’urgenza di trasformare l’Industrial Accelerator Act in uno strumento di sovranità tecnologica. L’idea di fondo è che l’accesso ai fondi pubblici, alle agevolazioni per le flotte aziendali e alle gare d’appalto debba essere riservato a chi dimostra un reale radicamento produttivo in Europa.

Solo attraverso regole che premino il valore creato localmente sarà possibile evitare che il vecchio continente diventi eccessivamente dipendente da nazioni con strutture di costo inferiori, salvaguardando un patrimonio industriale che oggi contribuisce in modo significativo al prodotto interno lordo dell’UE.