Pubblicato il 6 Giugno 2026

L’evoluzione della logistica trova oggi il proprio fondamento nell’integrazione delle innovazioni tecnologiche, nel perseguimento della sostenibilità ambientale e nel potenziamento dell’efficienza infrastrutturale e dell’intermodalità. Proprio queste direttrici hanno animato il confronto svoltosi lo scorso 4 giugno a Roma, presso la sede di Confindustria, in occasione del convegno del Cluster Trasporti

Durante l’appuntamento, dal titolo “Scenari e nuove tecnologie per il trasporto merci e la logistica in Italia”, è emerso come la gestione delle catene logistiche richieda oggi il superamento dei paradigmi tradizionali per adattarsi a un quadro globale segnato da incertezze geopolitiche e un’evoluzione tecnologica costante. Per preservare la tenuta del comparto in tutte le sue modalità, nello specifico, il settore deve prediligere una nuova flessibilità organizzativa capace di rispondere a mutamenti repentini e potenzialmente disruptive

L’obiettivo del confronto è stato, infatti, quello di delineare le prospettive di sviluppo per gli operatori della filiera, analizzando il peso delle innovazioni sui modelli organizzativi attuali e gettando le basi per una visione collettiva futura capace di rispondere alle sfide di un mercato globale sempre più mutevole e dirompente.

Logistica in Italia: lo scenario del Cluster tra incertezza e innovazione

Durante l’apertura dei lavori, il Cluster Manager Piersandro Trevisan ha illustrato un’analisi dettagliata condotta dal Cluster (qui il link al documento completo), evidenziando un quadro dominato dall’instabilità geopolitica e normativa. Un passaggio significativo della sua relazione ha riguardato il fenomeno del decoupling, ovvero il tentativo decennale di scindere l’andamento del Prodotto Interno Lordo (PIL) dall’aumento della domanda di trasporto. In merito, Trevisan ha mostrato come, in Italia, questo obiettivo rimanga complesso: mentre il PIL appare stagnante, il traffico su gomma continua a crescere in modo costante, diversamente dai settori marittimo e ferroviario che hanno subito rallentamenti.

Entrando più nel dettaglio, il rapporto mostra come il settore debba oggi fare i conti con obiettivi europei sfidanti, come il taglio del 90% delle emissioni per i veicoli pesanti entro il 2040, un traguardo che appare quasi irraggiungibile per l’industria attuale. La fragilità del sistema italiano è emersa con forza guardando ai valichi alpini, attraverso cui transita il 65% delle nostre esportazioni, un flusso che risulta oggi costantemente minacciato da cantieri e limiti infrastrutturali. 

In questo contesto, l’intermodalità emerge come una risposta fondamentale per preservare il futuro del settore, specialmente per i collegamenti a lungo raggio verso il Nord Europa. Un comparto che in Italia sta incontrando ostacoli temporanei dovuti alla massiccia presenza di cantieri ferroviari, che dilatano i tempi di transito e complicano la gestione dei flussi. Un’altra criticità è legata alla rete degli interporti nazionale che, pur contando 24 strutture, soffre di una distribuzione geografica sbilanciata che ne limita l’efficacia nel Centro-Sud. 

Sul fronte tecnologico, Trevisan ha citato il “truck platooning” sulle strade e l’impiego dei “digital twin” nei porti come alcune delle soluzioni concrete per migliorare l’efficienza e ridurre gli spostamenti improduttivi. 

Un approccio eco-razionale per il futuro dei trasporti

Alla luce di questo scenario, il professor Ennio Cascetta ha invitato i presenti a una riflessione profonda sulla percezione del cambiamento, esortando ad abbandonare definitivamente l’attesa di una stabilità simile a quella dei decenni passati. Il presidente uscente del Cluster Trasporti ha evidenziato come l’attuale panorama sia caratterizzato da una doppia incertezza: da un lato le variabili esterne legate a conflitti e oscillazioni dei costi energetici, dall’altro un’evoluzione tecnologica che non procede più in modo lineare, ma attraverso improvvisi e radicali salti in avanti

Per corroborare questa tesi, ha citato la rapidissima ascesa dei veicoli pesanti elettrici, un tempo ritenuti una prospettiva lontana, e gli investimenti miliardari che i colossi mondiali stanno riversando sulla guida autonoma, percepita ormai come un traguardo imminente. In questo scenario, le imprese devono imparare a integrare tempestivamente le novità digitali, dai sistemi di rendicontazione dell’impronta di carbonio fino agli strumenti per l’organizzazione intelligente delle flotte, al fine di non restare ancorate a modelli obsoleti. 

Proprio su questo punto, Cascetta ha sottolineato la necessità di un mutamento culturale ancor prima che operativo, ricordando che “questo mito che abbiamo un po’ tutti del ritorno alla normalità, all’abitudine, a quello che abbiamo sempre fatto con un po’ di fatica, deve essere superato” per poter interpretare correttamente le dinamiche del futuro. Al centro della sua visione emerge con chiarezza il principio dell’eco-razionalità, un approccio che invita a perseguire i traguardi ambientali con pragmatismo, ponderando ogni scelta sulla base della reale fattibilità tecnologica ed economica

Le tematiche affrontate durante la tavola rotonda

Il cuore dell’incontro è entrato nel vivo con la tavola rotonda moderata dal giornalista Massimo De Donato, che ha messo a confronto i diversi protagonisti della filiera per analizzare le criticità strutturali e le opportunità di integrazione tra infrastrutture, gomma, ferro e mare

Il presidente del Comitato Tecnico PIARC Italia Massimo Marciani ha aperto la discussione focalizzandosi sulla gestione delle reti stradali, evidenziando come l’enorme patrimonio infrastrutturale italiano soffra di una governance frammentata tra ben ottomila diversi soggetti, rendendo difficile una pianificazione coordinata del primo e dell’ultimo miglio. Per Marciani, l’infrastruttura deve essere considerata una piattaforma abilitante per servizi complessi, spiegando chiaramente che “l’infrastruttura è l’hardware che può abilitare un software” più complesso: quello dei trasporti.

Le sfide del trasporto pesante su strada sono state approfondite da Gabriele Vargiu, Public affairs & Sustainability di IVECO, il quale ha segnalato una preoccupante distanza tra le ambizioni legislative europee e le reali dinamiche di acquisto dei veicoli elettrici. In merito, Vargiu ha citato il rapporto Salini come una possibile via per una transizione più ragionevole, sottolineando che “siamo nei mesi decisivi per la definizione della revisione del regolamento”. 

Contestualmente, Giuseppina Della Pepa, segretario generale di ANITA, ha analizzato la struttura del comparto, composto per la quasi totalità da piccole imprese, dove solo il 2% dispone di una flotta rilevante per la movimentazione delle merci. Guardando al futuro, Della Pepa ha evidenziato che “la vera sfida è far sì che queste tecnologie possano essere adottate su larga scala, perché altrimenti continueremo ad avere un settore che va a due velocità”. Oltre alla tecnica, Della Pepa ha richiamato l’attenzione sulla necessità di una stabilità legislativa che permetta alle imprese di investire con fiducia, valorizzando al contempo le competenze professionali dei lavoratori in questa delicata fase di transizione.

Il comparto marittimo è stato invece rappresentato da Marcello Di Caterina, vicepresidente e direttore generale di ALIS, che ha espresso forti timori per le nuove tassazioni europee ETS, capaci di penalizzare gli scali nazionali a favore di porti extra-UE. Di Caterina ha difeso il valore economico della filiera marittima, chiedendo politiche che non sacrifichino la competitività in nome di traguardi ambientali astratti. 

Il settore ferroviario è stato analizzato da Ugo Dibennardo, direzione strategie e pianificazione FS Engineering e Sabrina De Filippis, amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix. Se Dibennardo ha illustrato l’impegno di FS Engineering nel progettare reti resilienti che mettano sullo stesso piano merci e passeggeri, ribadendo che “la logistica deve essere vista in modo univoco”; De Filippis ha invece sottolineato l’importanza della rivoluzione culturale, evidenziando il valore delle nuove piattaforme digitali e della logistica urbana per l’ammodernamento del settore. 

La logistica come pilastro per la stabilità e coesione sociale 

Nelle riflessioni conclusive, Ennio Cascetta ha ribadito che la movimentazione delle merci è un servizio essenziale che garantisce la sopravvivenza stessa della società. Senza un sistema logistico efficiente, le scorte di beni primari si esaurirebbero in meno di una settimana, provocando il collasso delle attività quotidiane. Il presidente uscente ha esortato la politica a basare le decisioni su dati oggettivi e analisi scientifiche, evitando impostazioni puramente ideologiche che non tengono conto della realtà globale delle emissioni. Il suo messaggio finale è stato chiaro e diretto: “la logistica è quell’attività che ci tiene a cinque giorni dalla carestia“.