Gli Stati membri dell’Unione possono ora presentare formalmente i propri Piani nazionali per la ripresa e la resilienza, lo strumento cardine del pacchetto Next Generation EU che mira a mitigare l’impatto economico e sociale della crisi legata al Covid-19 e, contemporaneamente, ad affrontare le sfide a lungo termine dell’Unione europea.

Aprile invece segnerà l’avvio della strategia di Bruxelles per la raccolta sul mercato dei capitali necessari ad attivare Next Generation EU.

I 27 Paesi membri possono presentare i propri Recovery Plan fino al 30 aprile: Bruxelles avrà due mesi di tempo per valutare i Piani e successivamente il Consiglio avrà quattro settimane per adottare la sua decisione sull’approvazione finale di ciascun documento.

Le criticità della bozza presentata dall’Italia
Per ora gli Stati europei hanno potuto inviare a Bruxelles solo delle bozze delle proprie proposte, da negoziare con l’Europa. A farlo sono stati circa 20, tra cui l’Italia.
Il Recovery plan inviato dall’Italia mostra diverse criticità, sollevate sia dagli esperti che dalla stessa Commissione europea, come la carenza di target, cronoprogrammi e del giusto equilibrio tra riforme e investimenti.

Per i Piani approvati nel 2021 gli Stati membri potranno ottenere prefinanziamenti fino al 13% dell’importo delle sovvenzioni e dei prestiti previsti in ciascun documento. Il resto dei fondi sarà corrisposto in base al raggiungimento degli obiettivi concordati. Tuttavia, affinché ci sia la liquidità attesa, sarà necessaria la ratifica della decisione sulle risorse proprie dell’Unione, essenziale per emettere bond e finanziare il Recovery Fund. Finora soltanto sei Paesi hanno ratificato.

Su questo concetto hanno insistito più volte le istituzioni europee lanciando un appello agli Stati membri, affinché ratifichino il prima possibile la decisione sulle risorse proprie che darà il via libera al Next Generation EU e, di conseguenza, all’arrivo delle risorse europee. Nello specifico, si auspica una ratifica entro fine marzo, in modo che i Piani nazionali possano arrivare a Bruxelles entro la scadenza di fine aprile.

Nonostante il via libera alla presentazione dei Piani per la ripresa, quindi, bisognerà aspettare aprile per conoscere la strategia di raccolta dei capitali sul mercato e di erogazione dei prestiti ai 27 che la Commissione europea andrà ad attuare.  Pertanto, slitta ulteriormente la disponibilità dei fondi, che non potranno essere usufruiti dai Paesi prima dell’inizio dell’estate. 

Un duplice obiettivo
L’obiettivo del Recovery and Resilience facility è fornire un sostegno finanziario su larga scala a riforme e investimenti intrapresi dagli Stati membri, con la duplice finalità di attenuare gli effetti della pandemia sul contesto sociale ed economico e di rendere le economie dell’UE più sostenibili, resilienti e preparate per le sfide poste dalle transizioni verde e digitale.

Per accedere allo strumento, i Paesi membri devono elaborare dei piani per la ripresa e la resilienza che definiscano i rispettivi programmi di riforma e investimento per i prossimi quattro anni, e che dovrebbero essere attuati entro il 2026.

I piani delineano un pacchetto coerente di riforme e investimenti volti ad affrontare le sfide individuate nel contesto del semestre europeo e in particolare quelle relative alle transizioni verde e digitale. Il regolamento stabilisce anche che potranno ricevere fondi a titolo del dispositivo soltanto i paesi membri impegnati nel rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali dell’Unione europea.

Nello specifico, la Commissione valuterà i piani nazionali rispetto ai seguenti obiettivi: minimo del 37% della spesa legata al clima; minimo del 20% della spesa legata alla digitalizzazione.

I piani dovranno avere un impatto duraturo sia in termini sociali che economici, includere riforme globali e un robusto pacchetto di investimenti e non danneggiare significativamente gli obiettivi ambientali.

Questi, inoltre, devono esplicitare in che modo contribuiscono a rafforzare il potenziale di crescita, la resilienza e la coesione dello Stato membro interessato. Le sovvenzioni e i prestiti saranno erogati a rate, subordinatamente al raggiungimento dei target intermedi e finali definiti dagli Stati membri nei rispettivi piani per la ripresa e la resilienza.

La dotazione complessiva
La maggior parte dei finanziamenti sarà erogata tramite sovvenzioni, con possibili integrazioni mediante prestiti. La dotazione complessiva sulla quale può contare il Recovery and resilience facility prevede: sovvenzioni disponibili per 312,5 miliardi di euro, mentre 360 miliardi di euro supplementari saranno disponibili sotto forma di prestiti.

Per quanto riguarda le sovvenzioni, sarà determinato un importo massimo per ogni Paese UE basato su un criterio di ripartizione predefinito, che tiene conto di popolazione, PIL pro capite e disoccupazione. Questo principio darà particolare vantaggio ai paesi più colpiti dalla crisi, nello specifico a quelli con un basso reddito pro capite e un tasso di disoccupazione elevato.

In aggiunta alle sovvenzioni, gli Stati membri possono richiedere un prestito per l’attuazione delle riforme e degli investimenti pubblici. L’importo massimo del prestito per ogni Paese non supererà il 4,7% del suo reddito nazionale lordo. Un incremento di tale importo massimo sarà tuttavia possibile in circostanze eccezionali, compatibilmente con le risorse disponibili.

Il 13% dell’importo totale assegnato agli Stati membri sarà messo a disposizione in prefinanziamento, previa approvazione dei piani di ripresa e resilienza, per garantire una certa liquidità il prima possibile e sostenere una più rapida crescita economica.